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I post di RisPets

Pelliccie, pelli e lana: 70 milioni di animali uccisi per soddisfare mode e vanità

Aggiornato il: 21 ott 2019

Vorresti comprendere se ancora oggi la domanda di pellicce determina stragi di povere bestiole? Sei un amante degli animali e vuoi capire se anche in Italia esistono aziende che producono capi in pelle o pelliccia? Oppure ti domandi semplicemente da dove arrivino le piume che sono l’imbottitura di milioni giubbotti, cuscini e piumoni? Bene, sei nel posto giusto. In quest’articolo cercheremo di fare chiarezza sugli impatti determinati dalla moda sul mondo animale, soprattutto quando si parla di pelle, piume, seta o lana.





LE PRINCIPALI PRODUZIONI


Per prima cosa cerchiamo di capire cosa comporta produrre pelle, piume, seta o lana. Quali sono i numeri dello sterminio, gli impatti che ne derivano e le conseguenze etiche di scelte che, quasi sempre, hanno come unica finalità la soddisfazione della vanità umana.



LE PELLICCE


Alla produzione di pellicce sono destinati le decine di milioni di animali allevati (le stime valutano fino a 100 milioni di esemplari) e altre decine di milioni di animali catturati in natura. Tutto ciò è relativo a un anno solare, e si badi bene che le cifre della mattanza non contemplano i fini alimentari ma esclusivamente di moda.


Lo sterminio di decine di milioni di capi è destinato a soddisfare la domanda di volpi, procioni, ermellini, cincillà, conigli, visoni, che l’industria della moda sottopone al mercato globale. Il rapporto è di circa 1Kg di pelliccia e per un numero di esemplari che può arrivare a 10 bestiole. Poi, esiste un mercato più nascosto, sommerso, seppur legale in molti Paesi, nel quale confluiscono i prodotti ottenuti da cani e gatti.





LE PELLI


Il capitolo pelli merita uno spazio più ampio per descrivere l’insieme delle atrocità commesse in nome della moda. La strage degli animali riguarda cuccioli e adulti, con un ventaglio di specie interessate sconcertante: i più comuni sono i bovini, gli ovini e i maiali, ma poi si spazia dai serpenti ai coccodrilli, e più esotica è la vittima, maggiore sarà il valore del capo.


Incalcolabile la numerica di abbattimenti motivati da questa domanda produttiva. Di certo si può affermare che il fatturato generato dal mercato delle pelli è un complemento significativo al fatturato dei capi uccisi e destinati al mercato alimentare.


Ovviamente, la mattanza degli animali esotici, i rettili per primi, è fine a se stessa, ovvero serve quasi esclusivamente a garantire la produzione di accessori, portafogli, cinture, borse, scarpe. In quest’ultimo caso abbiamo la totale consacrazione della vanità umana appagata attraverso la morte degli animali.


Ma attenzione, la pelle animale è presente in moltissime lavorazione anche molto comuni. Dalle tomaie alle suole delle scarpe, le etichette dei pantaloni, gli inserti dei maglioni, fino ai cinturini degli orologi. Quindi, prima di giudicare osservate come siete abbigliati, i dettagli dei vostri capi e dei vostri accessori, perché spesso è facile incorrere in un acquisto che contenga pelle.






LE PIUME


Non esiste una stima vera è propria per comprendere il danno animale collegato alla produzione di piume. Quello che possiamo affermare è che il piumaggio è ottenuto strappando a oche e anatre (e non solo) le piume quando sono vive. Si infligge un supplizio terribile, dolorosissimo che viene ripeto più volte, tante quante l’animale potrà ripiumarsi. Ovviamente il destino della povera bestia è segnato: morire soffrendo e ritornare nel ciclo attraverso l’alimentazione umana o animale.



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LA SETA


Desiderate una maglia di seta? Delle lenzuola di seta? Nessun problema, basterà uccidere qualche migliaio di bachi e il vostro sogno sarà appagato. Il rapporto è facile: 1 Kg di seta si ottiene da circa 5 kg di bozzoli per i quali occorrono 2 o 3mila bachi. Se vi può interessare, il procedimento prevede di immergere i bozzoli nell’acqua bollente, così da uccidere la crisalide e impedire la rottura del bozzolo che altrimenti diventerebbe inutilizzabile.


Esistono alcune alternative a questo processo barbaro, ma a discapito della qualità del prodotto finale. Con un pizzico di sarcasmo, si potrebbe supporre che tra gli amanti dell’aragosta ci siano alcuni sadici che apprezzino particolarmente il ciclo produttivo dell’acqua bollente.



LA LANA


La tosatura è una pratica che viene perpetrata con grande violenza, per riuscire a mantenere gli standard produttivi necessari. Il processo richiede di bloccare l’animale affinché possa essere tosato velocemente. Com’è facile immaginare, l’animale ne esce traumatizzato e spesso ferito. D’altronde le perdite in termini di capi, dovute alle feriti, tagli e infezioni è considerato nel prezzo del prodotto finito e quindi commercialmente sopportabile.



A CHE PUNTO SIAMO


Si sono fatti passi avanti, ma si procede lentamente, troppo lentamente.


L’approccio comune (e interessato) è quello di disporre sullo stesso piano importanti argomenti quotidiani e temi etici o di principio. Si finisce per dare la priorità al quotidiano e così i diritti degli animali, il rispetto delle specie, della natura e dell’ambiente passano in seconda battuta. In un Paese dal basso profilo culturale si potrà solo discutere di gossip, immigrazione, pensioni, lavoro e calcio.


Ma un movimento intellettuale, giovane, per lo più femminile, inizia a rimettere in discussione l’ordine delle priorità e come una marea crescente e incomincia a far sentire la propria voce. È il popolo che sta nascendo grazie ai social e agli studenti. Sono le mille facce differenti della stessa medaglia, degli stessi valori (o almeno valori simili) e che iniziano a scendere in piazza, diventando fisicamente attive e insistenti.






LE AZIENDE


Qualcosa si muove. Alcuni seguono le tendenze di mercato, altri il mercato lo anticipano perché credono nel valore e non nel semplice affare. È il caso di Stella McCartney famosa stilista americana che è stata la pioniera del ”animal free”.


Da allora a oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. I meno giovani ricorderanno le campagne di Marina Ripa di Meana o le uova lanciate alla prima della Scala. E dopo quarant’anni (40!) molti marchi della moda iniziano ad adottare politiche produttive più sensibili al mercato. Scelte ipocrite? Probabile, ma comunque benvenute.


Se volete conoscere quali sono le aziende di moda che si sono avvicinate ai principi Animal Free potete dare una occhiata al sito della Lav (Lega Italiana Antivivisezione) dove troverete i brand che hanno aderito.


Interessante il sistema di valutazione: rinunciando all’uso di pelliccia, piume, seta e pelle, lana l'azienda raggiunge la corrispondente valutazione: V, VV, VVV, VVV+. Ovviamente bisogna essere almeno di livello “V” per utilizzare il marchio Animal Free per singoli prodotti o linee di prodotto.


Attenzione, il fatto che sia Animal Free non significa che il prodotto sia con basso impatto ambientale: un prodotto di plastica risolve un problema ma ne crea un altro.



SI INIZIA DALLE PELLICCE


Gucci, Armani, Hugo Boss, Burberry, Versace, Michael Kors, Furla, Diane von Furstenberg sono Fur Free, quindi non utilizzano pellicce e di certo arriveranno anche gli altri marchi, seguendo ciò che è dovrebbe essere una tendenza di mercato.


Ma il condizionale è d’obbligo, poiché lo sviluppo della domanda in Paesi lontani dall’emisfero europeo ha sensibilità molto diverse da quelle che si stanno realizzando nel vecchio continente. Insomma, al di là dei facili ottimismi, la cosiddetta coscienza planetaria di Greta è ben lontana dal realizzarsi.






E IN EUROPA


Esistono otto Paesi dell’Unione Europea che hanno formalmente vietato l'allevamento di animali per la produzione di pellicce: Austria, Belgio, Croazia, Lussemburgo, Olanda, Repubblica Ceca, Slovenia, Regno Unito. In Danimarca è vietato l'allevamento delle volpi, e altre politiche riduttive sono state adottate da Germania, Svizzera, Spagna, Svezia, Bosnia, Macedonia, Serbia e Norvegia.



E IN ITALIA


Nulla di fatto, se ne parla a seconda del momento (l’inchiesta scoop, la campagna di quest’ente, la foto scalpore), ma poi serenamente tutto ritorna a dormire. Molto peggio per ciò che riguarda lana, piume e pelli.


CONCLUSIONI


Ogni post di RisPets si conclude con la stessa esortazione: Dobbiamo risvegliarci da questo sonno. Dobbiamo spiegare, condividere, educare e sensibilizzare ai temi ambientali tutti, dai bambini agli anziani. Il rispetto per l’ambiente, la natura, gli animali significa rispetto per noi stessi e per chi verrà. È un diritto dovere fondamentale dal quale non ci si può sottrarre ed è ora di prenderne consapevolezza.

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