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I post di RisPets

La plastica: un problema anche in Italia.

Aggiornato il: 19 ott 2019

Sempre più spesso i giornali e la tv dedicano spazio all’inquinamento derivante dalla plastica. Associazioni, enti, onlus - piccole e grandi - lanciato quotidiani allarmi sugli effetti dannosi che essa provoca quando non correttamente smaltita. Sono molti coloro che ritengono fondamentale cambiare lo stato delle cose per poter migliorare le condizioni dell’ambiente e garantire un futuro migliore alle prossime generazioni.


Tuttavia sono in tanti quelli che non hanno un quadro della situazione italiana. Vuoi conoscere quanto la plastica sta inquinando il territorio italiano e cosa questo comporta? Bene, sei nel posto giusto.



QUALI DATI UTILIZZARE PER UNA INFORMAZIONE PRECISA


Per trattare i temi collegati all’inquinamento da plastica, abbiamo deciso di uscire dai generalismi e utilizzare dati precisi e affidabili, così da fornirti una visione chiara. L’articolo che segue è tratto dal Report 2019 del WWF intitolato FERMIAMO L’INQUINAMENTO DA PLASTICA e che è molto ricco di informazioni, iconografie e valutazioni. Se vuoi approfondire potresti visitare il sito del WWF.


Qui di offriamo una sintesi per consentirti di avere un quadro puntuale e sintetico della situazione in Italia, prendendo spunto dal Report 2019 del WWF.




L’ITALIA PRODUCE PLASTICA E NE SUBISCE LE CONSEGUENZE

Il nostro Paese, da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici.


L’Italia è il maggiore produttore di manufatti in plastica dell’area mediterranea e il secondo più grande produttore di rifiuti. Il nostro Paese produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi, e ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici.


Il turismo è un settore chiave nella produzione di rifiuti, che incrementa del 30% nei mesi estivi.


In Italia, il 13% dei rifiuti non viene raccolto a causa di problematiche gestionali e carenze nelle infrastrutture in alcune regioni e zone critiche.


Ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche finiscono nei mari d’Europa. Il suo principale serbatoio? Il Mar Mediterraneo.


Nel Mare Nostrum la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge e provoca oltre il 90% dei danni alla fauna selvatica marina. A livello globale, sono circa 700 le specie marine minacciate dalla plastica.


I GOVERNI E LE COMUNITA’ LOCALI

I governi e le comunità locali gestiscono in maniera scorretta il 28% dei propri rifiuti e quelli che sfuggono alla raccolta finiscono in discariche abusive o disperse in natura, con l’alta probabilità di riversarsi poi nei fiumi o nei mari.



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LE AZIENDE

Le aziende del Mediterraneo mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, senza coprire però i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. Inoltre, dato il basso costo della plastica vergine, le aziende non investono nel disegno e realizzazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica.



I CITTADINI E I TURISTI

I cittadini e i turisti, la maggior parte provenienti da Francia, Italia e Turchia, producono oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno e, molto spesso, la raccolta differenzia non viene fatta in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio.




LE COSTE ITALIANE

Nel 2016, 53.000 tonnellate di rifiuti plastici sono state disperse nel Mar Mediterraneo, tanto

che le zone costiere italiane registrano tra le più elevate concentrazioni di rifiuti plastici. La “Blue Economy” italiana, la terza più grande in Europa, perde circa 67 milioni di euro l’anno a causa dell’inquinamento da plastica.


Le coste italiane ricevono una media giornaliera di 5,3 kg di rifiuti plastici per km. Liubartseva e collaboratori (2018) hanno rilevato nelle acque italiane una concentrazione di plastica galleggiante tra le più alte del Mediterraneo, con oltre 20 g per metro cubo di frammenti plastici nel nord dell’Adriatico, nella zona del delta del Po, e nella laguna di Venezia.


Il Po è il più importante fiume del Nord Italia, con un flusso di plastica di 1350 ton l’anno che viene riversata nel mare Adriatico e nel delta del PoDelta.


COSA INQUINA LE SPIAGGE

I più comuni oggetti di plastica rinvenuti sulle spiagge sono: frammenti di piccole dimensioni (17%), tappi (8%), bastoncini cotonati (8%), pezzi di polistirolo (8%), bottiglie e contenitori per alimenti (6%), bicchieri, cannucce e posate (4%) (fonte: Legambiente).



LE TRE PRIORITA’ ITALIANE

Per ridurre l’inquinamento da plastica in Italia, le urgenze sono: ridurre i consumi, affrontare le inadeguatezze nella gestione dei rifiuti e incrementare il riciclo. È necessaria l’introduzione di nuovi divieti per oggetti in plastica, superando anche quanto previsto dalla Direttiva UE sul monouso, il sostegno ai comuni per l’eliminazione di eventuali carenze nella gestione o dispersione di rifiuti, l’incremento del tasso di riciclo con obiettivi più ambiziosi di quelli prefissati e l’ampliamento del mercato delle materie secondarie.




LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Il recupero della plastica attraverso la raccolta differenziata è minore rispetto agli altri materiali. Nel 2017, i rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata sono stati solo il 38% del totale.

Esiste, inoltre, un forte divario regionale: il Nord-Est ha percentuali di raccolta differenziata del 57% mentre il Sud del 27%. In Italia, il 13% dei rifiuti non viene raccolto per carenze nelle infrastrutture di alcune regioni e comuni.

La Sicilia ha il più basso tasso di raccolta differenziata del Paese, che raggiunge il 17% nella città di Palermo e scende al 10% in comuni, come Enna.

L’Italia ha la più grande industria di riciclo di plastica dell’area mediterranea. Si riciclano però solo i rifiuti di imballaggio in plastica e non tutti.

Oltre il 60% del totale di rifiuti in plastica finisce in discarica o all’inceneritore. C’è una grande disparità a livello regionale sul ricorso alle discariche: al Nord ci finisce solo il 12% dei rifiuti, Centro il 24% e al Sud oltre il 40%. L’incenerimento vede un trend opposto, con 26 su 37 impianti di termovalorizzazione localizzati al Nord.


GLI IMBALLAGGI

Quella degli imballaggi è la più grande industria italiana della plastica e produce il 42% di tutti i manufatti plastici. Gli imballaggi costituiscono l’80% dei rifiuti plastici prodotti in Italia, data la breve vita media di quest oggetti (6 mesi). La voce “altri settori” include altri impieghi industriali, settore tessile, dei casalinghi, ricreativo e agricolo.


Questi settori sono responsabili del 30% della produzione totale di plastica del 15% dei rifiuti plastici totali. Edilizia, costruzioni e trasporti sono responsabili del 21% della produzione totale di plastica in Italia.


LE POLITICHE

Qui di seguito elenchiamo solo alcune delle iniziative politiche che l’Italia ha intrapreso per ridurre l’effetto inquinante della plastica:

Divieto dei sacchetti di plastica: nel 2011 l'Italia è stato uno dei primi Paesi a vietare la produzione, la distribuzione, l'importazione di sacchetti non biodegradabili.


Divieto di micro-plastiche nei cosmetici: a partire dal 2020, l’Italia sarà il primo Paese in Europa a vietare le micro-plastiche nei cosmetici. Risultati: apprezzamento della legge da parte di Paesi dell’UE. Tuttavia, ad oggi la legge è limitata ai prodotti cosmetici e non include saponi e detersivi, una categoria ampia e a rischio dispersione.


Divieto di altri articoli di plastica: nel 2019, l’Italia è stata la prima a vietare la produzione e la vendita di bastoncini cotonati non biodegradabili (8% dei rifiuti nelle spiagge). Risultati: attuazione efficace, possibili analoghi provvedimenti in altri Paesi.


Ecotassa per la discarica: istituito un min. e max. applicabile agli operatori. Ampia variabilità: da 5,2€ in Campania a 28,5€ in Piemonte. Risultati: diminuito il ricorso alla discarica da 19 MT a 6,9 MT in 15 anni. Sostegno al riciclo: nuovi obiettivi di riciclo al 50% entro il 2025, con supporto finanziario per COREPLA e altri. Risultati: prospettiva positiva: nel 2016, già il 44% degli imballaggi è stato riciclato.


Raccolta differenziata: i comuni sono responsabili della raccolta di 5 diverse tipologie di rifiuti. Sono riconosciuti contributi in base alla quantità e qualità del materiale raccolto, inviato al ricilaggio. Risultati: il 38% ella raccolta differenziata di plastica è attuata dai consumatori.






LE CONCLUSIONI

Il Rapporto 2019 predisposto dal WWF fornisce un quadro d’insieme abbastanza chiaro: le politiche attive sono presenti, anche con un peso superiore rispetto a quello dei partner europei, le prospettive sono moderatamente positive, ma allo stato attuale il livello di inquinamento da plastica rappresenta un problema enorme, soprattutto per le coste italiane.


Possiamo affermare che gran parte dei dubbi che avevamo all’inizio del post si sono chiariti e ora siamo in possesso di tutti gli elementi necessari per affermare che siamo dinanzi a un problema molto grande. Il rischio di sottovalutare l’inquinamento da plastica, un reale rischio, comporta un impatto sulla salvaguardia di centinaia di specie animali, effetti economici pesantissimi e rischio per la salute.


Diciamoci le cose come stanno: le politiche attuali sono insufficienti e quando adottate battono quasi sempre nelle portafogli dei cittadini. Noi di RisPets non amiamo le soluzioni che prevedono una tassa, anche quando i fini sono onorevoli. Il destino di questo denaro è sempre lo stesso: diventa una contro cifra nel bilancio da recuperare gli anni successivi, ed è difficilmente distinguibile dalla massa. Un esempio su tutti? Le accise sui carburanti. Un altro? Le sigarette.


È ovvio che essendo il nostro Paese il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione mediterranea e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici, le resistenze e gli interessi collegati a questo giro d'affari miliardario siano altissime.


E questo spiega anche perché alcuni cerchino di celebrare iniziative insignificanti nei confronti della produzione, come grandi vittorie.


Come abbiamo già scritto in altri articoli, bisogna affrontare la dura realtà: non esiste una coscienza ambientalista in Parlamento perché non esiste nella testa dei cittadini.


Finché le priorità saranno altre, finché saranno pochi coloro che spingeranno su temi ambientali che riguardano ognuno di noi, finché non usciremo dall’egoismo del presente e dal disinteresse per le generazioni future, ebbene, sarà impossibile realizzare qualcosa di significativo.


Sono necessari due ordini di interventi, e sono urgenti: il primo è spiegare, condividere, educare e sensibilizzare ai temi ambientali, tutti, dai bambini agli anziani. Iniziando dalle scuole, dai genitori, dalle singole case. Bisogna far nascere una consapevolezza al rispetto per l’ambiente, la natura, gli animali; questo produrra un effetto benefico: un maggior rispetto anche per noi stessi e per chi verrà.


Il rispetto per l’ambiente, la natura e gli animali rappresenta un diritto - dovere fondamentale, dal quale non ci si può sottrarre e del quale è ora di prendere consapevolezza.


La seconda strada per combattere l’inquinamento da plastica è adottare delle politiche aggressive nei confronti di chi ha interesse a mantenere lo status quo a discapito del benessere pubblico. Se è vero che il miglior modo per ridurre una spesa è eliminarlo, allora il miglior modo per ridurre l’inquinamento da plastica non è riciclare ma eliminare la plastica.


Sarebbe folle farlo di colpo, ma costruire un programma che divida quando la plastica è indispensabile da quando non lo è, si può fare. E di conseguenza si può agire. La cultura e l'informazione, agendo sulla domanda, faranno il resto.




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